IMPLANTOLOGIA

L’ implantologia orale è una metodica di trattamento indicata per sostituire gli elementi dentali mancanti o quelli non recuperabili. E’ una terapia sicura e affidabile, con una elevata percentuale di successo, accettata dalla comunità scientifica e professionale internazionale.

Una premessa per l’uso corretto degli impianti dentali

Prima di descrivere che cosa sono gli impianti dentali e come funzionano è indispensabile fare alcune considerazioni:

Lo scopo prioritario del lavoro dell’Odontoiatra è quello di preservare o ripristinare la salute e la buona funzione della bocca del paziente, per un tempo più lungo possibile e al minor costo biologico ed economico. In questa ottica, l’implantologia odontoiatrica va considerata  come una delle modalità per sostituire i denti mancanti. Al centro dell’attenzione c’è  sempre la persona, il paziente. L’obiettivo è risolvere nel migliore dei modi i problemi della bocca, ricreare una buona funzione e ridonare un armonia estetica, indipendentemente dall’uso o meno di impianti. Quando il recupero dei denti naturali non è più possibile, gli impianti dentali costituiscono una validissima alternativa, alla pari di essi.

Per avere dei lavori che durino nel tempo con l’uso di impianti dentali è necessario fare prima le opportune indagini radiografiche e un’accurata progettazione della protesi che si andrà a costruire sia dal punto di vista funzionale che estetico.

L’inserimento degli impianti e la realizzazione delle protesi sopra di essi, sono procedure di precisione che devono essere eseguite seguendo protocolli definiti, in ambienti idonei e personale opportunamente preparato.

IMPLANTOLOGIA CONVENZIONALE
IMPLANTOLOGIA AVANZATA
APPROFONDISCI

Che cosa è l’impianto dentale?  

E’ un dispositivo a forma di vite, simile alla radice di un dente solitamente fatto in titanio, il quale viene inserito al posto di una radice perduta ed utilizzato per costruire un dente fisso o stabilizzare una protesi rimovibile.

L’utilizzo degli impianti è possibile grazie al fenomeno dell’osteointegrazione, cioè la crescita diretta di osso sull’impianto, la quale crea una connessione tra esso e l’osso vitale, in grado di conferire un ancoraggio stabile e duraturo, che può essere utilizzato per supportare protesi dentali, facciali ed ortopediche.

A partire dalla fine degli anni sessanta, l’implantologia è stata ampiamente studiata in molte Università del mondo e sono state messe appunto le procedure per applicarla in maniera predicibile e con risultati costanti. Per ottenere però buoni risultati e il successo a lungo termine in implantologia, è importante seguire dei  protocolli operativi e delle tecniche  precise e collaudate. Questi protocolli operativi messi a punto da una vasta esperienza clinica, supportata da una ricerca scientifica continua, rende oggi l’implantologia una pratica molto affidabile. Inoltre, è indispensabile utilizzare impianti dentali rispondenti ai requisiti di sicurezza, di compatibilità biologica e in possesso delle caratteristiche adatte per le finalità funzionali ed estetiche per cui vengono impiegati.

Quando e perché è indicato l’uso degli Impianti Dentali?

L’uso di impiantii dentali è indicato per sostituire i denti mancanti in modalità fissa, senza ricorrere alla limatura dei denti sani vicini, eseguire protesi fisse interamente fissate sugli impianti o per stabilizzare le protesi rimovibili.

Il modo tradizionale per sostituire uno o più denti mancanti è di fare un ponte usando  come pilastri i denti naturali vicini i quali vengono opportunamente limati. L’uso degli impianti permette di avere denti fissi evitando la limatura dei denti vicini sani. Per questi motivi negli ultimi anni, le indicazioni per eseguire un ponte si sono ridotte notevolmente.

Un ulteriore importante vantaggio dell’Implantologia e delle tecniche chirurgiche ad essa correlate, consiste nel ottenere una riduzione del riassorbimento dell’osso e della gengiva conseguente alla perdita dei denti, contribuendo al loro mantenimento. Questi vantaggi si ottengono più facilmente applicando l’impianto al più presto possibile dopo la perdita di un dente.

Con gli impianti si può sostituire il dente singolo o più denti mancanti, fare un ponte su impianti, oppure ricostruire un intera arcata di denti fissi utilizzando un numero adeguato di impianti che si valuta da caso a caso.

Un’altra applicazione consiste nella stabilizzazione delle protesi mobili complete, con l’uso di due o al massimo quattro impianti. Spesso le protesi mobili (dentiere) poco stabili, sono fonte di grande disaggio funzionale, psicologico e sociale per i pazienti portatori. La stabilizzazione delle protesi mobili, specie quelle inferiori, con due soli impianti è oggi considerata una pratica molto comune, di facile esecuzione, poco costosa e di grande beneficio per i pazienti.

Che cosa bisogna fare prima di ricevere impianti?

Bisogna rivolgersi al dentista, esperto in Implantologia e Protesi Dentale, il quale dopo un colloquio farà una visita e consiglierà cosa fare. Il ricorso agli impianti prevede un esame completo della bocca dei denti e delle gengive. Dopo avere individuato le sedi dove servirebbero gli impianti, lo specialista richiederà gli esami radiografici opportuni, indispensabili per valutare l’osso disponibile e le strutture anatomiche coinvolte. I primi esami radiografici da fare sono la panoramica e la radiografia endorale ma spesso  non sono sufficienti. Per  una diagnosi più precisa,  una corretta pianificazione e un intervento in maggior sicurezza, occorre un’ analisi di tipo tridimensionale dell’osso con una precisa localizzazione delle strutture anatomiche interessate, attraverso la Tomografia Computerizzata. Le apparecchiature radiografiche di ultima generazione come la Tac Dentale o meglio la più attuale Cone Beam, la più adatta a questo fine, in quanto offre ottime immagini e permette di impiegare dosi di radiazioni molto più basse rispetto alla TAC tradizionale.

Oltre ad avere eseguito gli esami opportuni, per ricorrere all’implantologia è indispensabile, trattare prima eventuali patologie come la parodontite, curare tutti gli altri denti e controllare bene l’occlusione (rapporto dinamico tra le arcate).

 Riassumendo: per ottenere buoni risultati con gli impianti e lavori che durino nel tempo, è necessario fare:

  1. la selezione dei casi secondo indicazioni e controindicazioni generali e specifiche;
  2. lo studio delle parti ossee con radiografie (panoramica, radiografie endorali, Cone Beam);
  3. l’adeguata progettazione della protesi che si andrà a costruire sopra, nel rispetto delle regole biomeccaniche dell’occlusione e del risultato estetico;
  4. la scelta del tipo e del numero degli impianti da inserire;
  5. l’esecuzione dell’intervento in sterilità e secondo regole prestabilite;
  6. una volta finito il lavoro per prevenire i problemi, seguire un protocollo di mantenimento che comprende: buona igiene orale domiciliare e controlli periodici da parte del medico esperto.

Quanto durano gli impianti. Qual è la loro percentuale di successo? 

Un impianto, una volta integrato, con una protesi costruita bene su di esso in una bocca sana e osservando le regole di mantenimento, può durare tutta la vita. L’osteointegrazione degli impianti avviene normalmente nella quasi totalità dei casi. Il successo a medio-lungo periodo (10 anni) per ogni singolo impianto è attorno al 95%. Alcune condizioni, quali malattia parodontale non controllata o il fumo di sigarette, possono ridurre di qualche punto percentuale (92- 90%) la longevità degli impianti. Come avviene per i nostri denti naturali, gli impianti dentali non sono totalmente esenti da complicanze; queste sono di tipo biologico (perdita dell’osteointegrazione, periimplantite) o di tipo meccanico (rottura di componenti) e possono essere precoci o tardive. Quindi in una pur ridotta percentuale di casi, nel medio e lungo periodo, possono esistere dei fallimenti di impianti. In questi casi si può riposizionare un nuovo impianto, se le condizioni lo permettono, oppure adottare una soluzione protesica diversa. Comunque, se si tratta di lavori estesi su impianti, progettati secondo gli schemi opportuni, non sempre il fallimento di uno o due impianti significa fallimento dell’intero lavoro.

Quali sono le fasi del trattamento con impianti?

Secondo il protocollo più studiato e più usato, si prevedono due fasi: La prima, quella chirurgica o dell’ inserimento degli impianti, e la successiva quella protesica, che prevede il posizionamento dei denti. Spesso, durante il periodo di attesa per la seconda fase, si deve costruire una protesi provvisoria.

Fase chirurgica: Consiste nell’inserimento di uno o più impianti nell’osso attraverso una piccola apertura della gengiva, quasi sempre sotto anestesia locale. Di rado o su richiesta del paziente si può usare anche una sedazione per via endovenosa o di tipo generale. Comunque l’atto per inserire un impianto è assolutamente indolore e la sua durata, di solito breve, dipende dal numero degli impianti da inserire e dalle problematiche del singolo caso. Dopo l’inserimento degli impianti, i tessuti gengivali vengono suturati nella loro posizione originale e gli impianti rimangono sotto la gengiva.

Dopo il periodo di guarigione, tre mesi circa nella mandibola e quattro nel                        mascellare superiore, se gli impianti erano stati sommersi, viene eseguita la loro scopertura con un piccolo intervento, più semplice e rapido del primo. In questa fase  gli impianti vengono connessi con dei pilastri in titanio (o monconi di guarigione) che emergono dalla gengiva e viene accertata la loro stabilità. Nei casi dove il pilastro di guarigione era stato posizionato insieme all’impianto si passa direttamente alla fase successiva di presa dell’impronta. Qualche volta quando è possibile, la vite di guarigione viene messa subito durante il posizionamento dell’impianto, risparmiando la seduta di riapertura.

Fase protesica: Dopo circa 15-20 giorni dalla scopertura degli impianti, viene presa un impronta per la costruzione dei monconi su misura, individualizzati. Questi monconi verranno fissati definitivamente sugli impianti, solitamente con l’uso di una vite e seguirà la costruzione della protesi definitiva come se si trattasse di protesi su denti naturali. Questa fase non comporta alcun fastidio per cui si esegue quasi sempre senza l’uso di anestesia.

La fase del provvisorio: E’ il periodo di transizione fino al posizionamento dei denti fissi sugli impianti. Il provvisorio ha lo scopo di rendere più confortevole dal punto di vista estetico e funzionale il periodo di attesa fino ai denti definitivi. La gestione della fase provvisoria richiede attenzione in quanto il provvisorio se mal posizionato può interferire con la buona guarigione e con l’esito della terapia. Di principio vengono studiate da caso a caso modalità di esecuzione del provvisorio individualizzate, in modo da creare meno disaggi possibili.

Quando si inseriscono molti impianti e il paziente è portatore di vecchia protesi, è probabile che ci siano difficoltà a portarla per circa 15-20 giorni dopo l’intervento. Comunque la  protesi provvisoria, viene opportunamente modificata e controllata anche più volte dal medico, in modo da creare meno disaggi possibili al paziente e non interferire con la buona guarigione e integrazione degli impianti. In casi particolari dove vengono utilizzati innesti ossei e tecniche di rigenerazione dei tessuti, il tempo di guarigione può essere più lungo.

Quali sono i rischi di un intervento per il posizionamento di Impianti?

I rischi legati a un intervento di Implantologia eseguito da un medico esperto nel campo specifico, sono bassissimi; possono essere quelli generici di un qualsiasi tipo di intervento di tipo ambulatoriale e quelli legati alla specificità dell’intervento. Uno dei rischi maggiormente riportati nelle varie casistiche è costituito dal rischio di parestesie (alterazioni della sensibilità) al labbro inferiore conseguente a una lesione del nervo alveolare inferiore il quale passa all’interno della mandibola. Questo rischio è comunque molto basso, inferiore all’un per cento. Tutti gli eventuali rischi o complicanze sono ridotte al minimo con percentuali trascurabili se si seguono i protocolli corretti, i quali prevedono  uno studio preliminare accurato e la pianificazione di ogni singolo caso, con una analisi di tipo tridimensionale delle ossa, grazie alle indagini radiografiche di ultima generazione come la Tac dentale o Cone Beam.

Si può avere impianto e dente subito?

Si, a patto che siano rispettate alcune condizioni. La tecnica del cosiddetto carico immediato, ovvero applicazione nella stessa seduta di impianto e dente, non è nuova e offre notevoli vantaggi, specie nelle zone anteriori, evitando l’uso di provvisori rimovibili e riducendo i tempi complessivi di trattamento. Per applicare questa procedura, onde evitare inutili aumenti del rischio di perdita degli impianti o di altre complicazioni anche di tipo estetico, devono esistere alcune condizioni, come sufficiente volume e qualità di osso, quota di gengiva adeguata, ottimo stato di salute dei tessuti, tipo di occlusione appropriata, ecc. Prima di decidere se eseguire o meno questa tecnica, il medico deve valutare attentamente questi fattori. Nei casi dove non ci sono le condizioni  favorevoli al carico immediato, è preferibile seguire il protocollo tradizionale in due tempi.

In diversi casi, sempre quando le condizioni lo permettono, si può posizionare l’impianto durante la stessa seduta dell’estrazione della radice perduta, con posizionamento immediato o meno del dente; in tal caso si parla di impianto post-estrattivo.

Comunque è necessario farsi spiegare bene da parte del medico le differenze tra le varie opzioni, con i vantaggi e svantaggi di ognuna di esse, per poter  scegliere insieme a lui la più appropriata per il nostro caso.

Esiste il rigetto per gli impianti dentali?

No. I materiali di cui sono fatti gli impianti (titanio, leghe di titanio, zirconia) sono biocompatibili. Questo significa che una volta inseriti nei tessuti, non provocano nessuna reazione mirata al loro rigetto, ma vengono pienamente accettati dall’osso provocando reazioni favorevoli alla loro integrazione. Il fatto che una piccola percentuale di impianti non vengano integrati è dovuto a fattori legati al paziente, come osso di non buona qualità, di volume insufficiente o a motivi non noti, oppure a fattori legati alla procedura di inserimento come surriscaldamento dell’osso o infezione del sito di inserzione.

Quali sono le soluzioni alternative all’uso di impianti? 

Nessun trattamento: si può anche non sostituire il dente o i denti perduti. Bisogna però tenere presente che la perdita di uno o più denti, oltre a danni immediati di carattere estetico, comporta spesso uno squilibrio  a livello dell’intero apparato masticatorio, con cattivo funzionamento degli elementi dentali residui che può portare a spostamenti con apertura di spazi e più facile perdita di altri denti. 

Ponti fissi ancorati su denti naturali: i ponti fissi su denti naturali comportano comunque la limatura dei denti vicini usati come pilastri. Questo aumenta statisticamente nel tempo le probabilità di avere problemi sui denti limati, come necessità di devitalizzarli, carie o perdita di uno o più pilastri, con la necessità di rifare un ponte più lungo. Quindi in caso di perdita di un singolo dente, il trattamento con un impianto è la metodica più conveniente e più conservativa nella maggioranza dei casi, appunto perché permette di evitare la fresatura dei due elementi adiacenti sani.

Protesi rimovibile ancorata ai denti residui: le protesi rimovibili o gli scheletrati, possono essere un’alternativa per chi non può o non desidera avere degli impianti. Comunque sono protesi meno efficienti, molto meno confortevoli rispetto alla protesi fissa e spesso antiestetiche a causa della visibilità di parti metalliche o di ganci. Questo tipo di protesi trasmettono un ulteriore carico non fisiologico ai denti naturali residui, ai quali sono ancorati con i loro ganci o attacchi, rendendo più facile la loro perdita nel tempo. Inoltre non aiutano a limitare il riassorbimento dell’osso dove i denti mancano.

Protesi mobile completa (dentiera) ad appoggio mucoso: Si esegue quando mancano tutti i denti e se viene eseguita correttamente, in diverse situazioni ha una sua  dignità funzionale ed estetica. La protesi mobile trasmettendo il carico masticatorio direttamente sulle gengive, provoca un più rapido riassorbimento dell’osso privo di denti. Tale riassorbimento può nel tempo rendere più difficoltoso o non più possibile il trattamento con impianti. Inoltre in molti casi la stabilità delle dentiere è insufficiente. Questo avviene più frequentemente sull’arcata inferiore con conseguente  compromissione delle funzioni masticatoria e fonetica e notevole impatto negativo sulla qualità di vita del paziente. Come spiegato in precedenza, oggi è possibile eliminare gran parte di questi problemi, usando due soli impianti per stabilizzare le protesi complete rimovibili, con grande soddisfazione dei pazienti.

Che cosa succede quando un impianto non si integra?

La maggior parte dei fallimenti (circa il 3-4%) avvengono durante la prima fase di guarigione. Una percentuale minore (circa 2%), dopo i primi mesi di funzione masticatoria. In caso di fallimento di un impianto, la piccola cavità ossea che rimane, come dopo un estrazione di un dente, guarisce in circa 2-3 mesi dopo di che si può posizionare un nuovo impianto, oppure adottare una soluzione alternativa.

Quali sono le complicanze in Implantologia?

Le complicanze con l’uso di impianti, come per ogni pratica medica e chirurgica, non sono del tutto eliminabili. Le complicanze precoci, come la non integrazione dell’impianto, sono piuttosto rare e vengono affrontate con il riposizionamento di un nuovo impianto o con l’adozione di un’altra soluzione. Le complicanze meccaniche (svitamento o rottura di componenti intermedi come viti o monconi) anche esse rare, vengono risolte con il ri-avvitamento o sostituzione dei componenti compromessi. Le complicanze più importanti sono quelle biologiche tardive, cioè dopo diversi anni di impianti in funzione (5-10) e sono riassunte sotto il termine di periimplantiti.

Che cosa è la periimplantite?

La periimplantite consiste in una infiammazione dei tessuti che circondano l’impianto seguita da un infezione, la quale, se non trattata, porta a una progressiva perdita dell’osso che supporta l’impianto. Questi problemi infiammatori hanno origine nei tessuti, nei quali gli impianti vengono inseriti, sono dovuti principalmente alla reattività di ogni individuo e aggravati da alcuni fattori come parodontite non trattata, fumo di sigarette e cattiva igiene domiciliare. L’incidenza della periimplantite è oggi valutata, secondo la letteratura internazionale, attorno al 5-8% a 10 anni di funzione dell’impianto. Per prevenire e controllare la periimplantite sono indispensabili una accurata igiene orale e controlli periodici comprendenti l’uso di radiografie presso lo studio. Se il processo della periimplantite viene intercettato nella fase iniziale, può essere opportunamente trattato con buone probabilità di successo  recuperando l’impianto e il lavoro protesico su di esso.

In conclusione, si può affermare che le complicanze attorno agli impianti non sono del tutto eliminabili ma sono ridotte e controllabili.

 

Altre cose importanti da conoscere sull’Implantologia

Sostituire un dente perduto usando l’impianto è oggi pratica comune, di semplice applicazione. Lo stesso si può dire per la sostituzione di due o tre denti, dove la quota di osso e gengiva è sufficiente. Ma quando la quota di osso e gengiva sono insufficienti è necessario ricorrere a tecniche rigenerative specifiche per ricreare i volumi di osso e gengiva perduti, prima o talvolta durante, l’intervento di posizionamento dell’impianto. In questi casi o quando si tratta di riabilitazioni più estese su impianti, come un arcata intera o tutte e due le arcate, le procedure diventano più complesse e richiedono tempi maggiori. Per affrontare situazioni del genere sono determinanti le conoscenze e l’esperienza specifica di chi progetta ed esegue i lavori. Comunque in tutti i casi per applicare correttamente gli impianti dentali ed avere un buon servizio da essi, è necessario, prima di tutto, ripristinare il più possibile le condizioni di salute orale generale. Questo consente di ridurre o controllare alcuni fattori di rischio che possono compromettere la sopravvivenza degli impianti e garantire il successo dei lavori da essi sostenuti a lungo termine.

E’ molto importante che il paziente che ha ricevuto una riabilitazione su impianti, venga opportunamente istruito ed educato da parte del medico e il suo personale, per poter seguire i loro consigli, avere un adeguata igiene orale domiciliare, sottoporsi alle visite di controllo periodiche e alle sedute di igiene professionale presso lo studio. Solo in questo modo si possono prevenire o evitare problemi e garantire la durata dei lavori nel tempo.

Conclusioni

L’inserimento di impianti dentali e la realizzazione di un lavoro protesico sopra di essi, è una metodica per sostituire i denti mancanti sicura e affidabile. Questa procedura può essere semplice o avere vari gradi di complessità secondo i casi ma prevede sempre elevati criteri di precisione e l’uso di materiali appropriati. Per avere dei buoni lavori che durino  nel tempo, è necessario fare prima le opportune indagini radiografiche e lo studio di ogni singolo caso dal punto di vista protesico ed estetico. Tutti gli interventi devono essere eseguiti nel rispetto dei protocolli e dei tempi biologici dei tessuti, in ambienti strutturalmente idonei con una strumentazione adeguata e con personale opportunamente preparato.

Implantologia Avanzata

Il Rialzo del Seno Mascellare

Il rialzo del seno mascellare, detto anche “sinus lifting”, è una tecnica implantologica avanzata la quale si usa per aumentare l’osso nei settori latero-posteriori del mascellare superiore, con  scopo l’inserimento di impianti per rimpiazzare i denti mancanti con denti fissi.

In che cosa consiste il Grande Rialzo del seno Mascellare (G.R.S.M.)?

E’ un riempimento parziale del seno mascellare che ha come risultato l’elevazione del suo pavimento. Il rialzo del seno mascellare è attualmente una tecnica implantologica affidabile e comunemente accettata per la riabilitazione dei settori edentuli latero-posteriori del mascellare superiore.

Quando si deve eseguire il Rialzo del seno Mascellare?

Quando si vuole sostituire i denti superiori posteriori mancanti con denti fissi su impianti e non si ha osso sufficiente nel quale inserirli. Scopo dell’elevazione del pavimento del seno mascellare è quello di creare supporto biomeccanico per gli impianti e la protesi fissa che essi dovranno sostenere.

Quale è l’alternativa al Rialzo del seno Mascellare?

Se i denti vicini sono presenti si può eseguire un ponte fisso, limando i denti anteriori e posteriori al sito mancante, se questi hanno una buona prognosi come pilastri. Se non ci sono più i pilastri sufficienti per un ponte fisso l’alternativa è la protesi mobile.

Perché si deve eseguire il Rialzo del seno Mascellare?

Perché la presenza del seno e la riduzione di volume e altezza dell’osso in questa zona limitano notevolmente la possibilità di inserire degli impianti per costruire sopra dei denti fissi. La perdita dei denti comporta la progressiva riduzione dell’osso  il quale contiene e sostiene le radici dei denti stessi. Questa condizione è associata alla fisiologica “pneumatizzazione” ovvero aumento di volume e contenuto di aria del seno. Inoltre l’atrofia in questa zona si associa spesso con una densità ossea inadeguata per una stabilizzazione degli impianti sufficiente, per avere un risultato favorevole nel tempo.

Quale è lo stato dell’arte sul G.R.S.M. e quali le percentuali di successo?

La tecnica del rialzo del seno mascellare a scopo implantologico, non è più considerata tecnica sperimentale o di straordinaria applicazione. Gli studi clinici e l’esperienza degli ultimi decenni mostrano le solide basi biologiche di questa procedura, con percentuali di successo degli impianti sovrapponibili a quelle delle tecniche tradizionali,  (94-95%).

Come si esegue l’intervento?

Il paziente candidato viene valutato dal punto di vista medico-generale, per accertare eventuali controindicazioni generali o specifiche. Le più importanti controindicazioni sono: malattie scompensate dell’apparato cardiovascolare e respiratorio, tumori, radioterapia ad alto dosaggio, diabete scompensato, stati di immunodepressione. Fondamentale per il successo è la selezione e studio del caso da parte del medico dentista, insieme a un accurata pianificazione ed esecuzione dal punto di vista sia chirurgico che protesico. L’intervento si esegue ambulatoriamente, non è necessario alcun ricovero in altre strutture e si esegue, quasi sempre, in anestesia locale. In rari casi, se esiste richiesta specifica e se esistono motivazioni legate alla gestione del paziente, si può usare un tipo di anestesia chiamata “sedazione cosciente”, la quale prevede la presenza di un’anestesista in studio.

L’intervento classico, detto anche tecnica di Cadwell-Luc, consiste nel creare l’accesso alla cavità del seno tramite l’apertura di una piccola finestra laterale, attraverso la gengiva e la parete ossea. In seguito viene eseguito un riempimento parziale della parte inferiore del seno, con l’uso di biomateriali appositi e di particelle di osso autologo. Esistono anche altre pratiche un po’ meno invasive dette transcrestali. Queste tecniche si attuano attraverso una piccola apertura nella sede crestale dove si vuole inserire l’impianto, hanno come obiettivo il sollevamento localizzato della membrana che ricopre internamente il seno. Si utilizzano gli stessi biomateriali per ottenere e mantenere l’effetto del rialzo e prevedono il contestuale inserimento del o degli impianti.

Il posizionamento degli impianti durante la stessa seduta di intervento del rialzo di seno, viene fatto nei casi in cui esiste una sufficiente quantità e qualità di osso residuo per ottenere la loro stabilizzazione primaria. Nei casi in cui questo non si verifica si deve ricorrere a un posizionamento successivo degli impianti, a consolidamento del biomateriale avvenuto.

Il G.R.S.M. può provocare problemi al seno mascellare?

No, in assenza di complicazioni. Il riempimento coinvolge parte del terzo inferiore del seno e non ha alcuna ripercussione sul suo funzionamento.

Quali sono i rischi e le complicazioni dell’intervento di G.R.S.M. ?

Il GRSM, pur essendo un intervento di tipo ambulatoriale, è intervento invasivo e contiene i rischi generici di un qualsiasi intervento chirurgico (reazioni legate all’uso di anestesia, emorragia, infezione ecc) anche se molto rari. Altre complicazioni più tardive e specifiche possono essere: Infezione dell’innesto e relativa sua perdita parziale o totale, perdita degli impianti, infezione del seno mascellare. In tal caso si deve rimuovere l’innesto e dopo un periodo di attesa di pochi mesi, l’intervento si può ripetere. In caso di impossibilità o rifiuto al reintervento, si può seguire l’applicazione di una soluzione alternativa. Comunque anche se l’insorgenza di complicazioni non si può mai escludere al 100%, queste non sono frequenti e la tecnica, se correttamente eseguita, offre il grande vantaggio di ottenere pilastri e denti fissi in zone nelle quali prima era impossibile.

Quali sono i problemi e le raccomandazioni dopo l’intervento di G.R.S.M. ?

A partire da 24-48 ore dopo, si potrà avere ecchimosi nella zona mascellare e sotto orbitale, gonfiore più o meno evidente, raramente secrezioni nasali contenenti sangue. Quest’ultimo evento non è costante ed è assolutamente non preoccupante. Si raccomanda di non fare sforzi per 10-15 giorni, non soffiare forte il naso, non starnutire a bocca chiusa. Bisogna essere disponibili ad eseguire i controlli richiesti dal medico i primi giorni ed informare lo studio o il medico stesso, di qualsiasi problema.

Dopo quanto tempo si possono avere i denti dopo l’intervento di G.R.S.M.?

Se gli impianti si posizionano nella stessa seduta, dopo circa 4-6 mesi. Se gli impianti non si possono posizionare contestualmente al rialzo, bisogna attendere il consolidamento dell’innesto dai 6 ai 9 mesi, per poter inserire gli impianti. Dopo altri 3-4 mesi dal posizionamento degli impianti, si proseguirà alla costruzione della protesi secondo il protocollo tradizionale.

Conclusioni sull’Implantologia Dentale

 Dal testo: “Raccomandazioni cliniche in Odontostomatologia” del Ministero della Salute, Gen. 2014.

“la riabilitazione implanto-protesica dipende da numerosi fattori che, tutti insieme, concorrono al raggiungimento e al mantenimento del successo clinico. Tra questi, particolare importanza rivestono: una diagnosi accurata, un adeguato piano di trattamento, una corretta realizzazione delle procedure chirurgiche e protesiche, un sistema implantare in regola con le norme vigenti, le capacita dell’operatore e infine la corresponsabilizzazione del paziente. La riabilitazione implanto-protesica, è dunque, un trattamento ad alta valenza tecnologica, scientifica e professionale la cui realizzazione necessita di attrezzature idonee e tecnologia disponibile. I costi della riabilitazione risentono inevitabilmente degli investimenti sostenuti dal professionista per assicurarne sicurezza e affidabilità nel medio e lungo periodo”.